2025. Un ricordo di Angelo
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Angelo Longoni, classe 1940.
Angelo ci ha lasciato pochi giorni fa, esattamente l’11 novembre 2025. Si è spento serenamente seduto sulla sua poltrona. Nessun preavviso, nessun campanello d’allarme. Se n’è andato in punta di piedi come per non disturbare nessuno.
Eppure Angelo è stato un personaggio di grande impatto nella sua lunga vita. Diventa socio del CAI nell’anno della mia nascita nel lontano 1959. Sono passati ben 66 anni. Di strada ne ha fatta e soprattutto non è passato inosservato. Io l’ho conosciuto solo pochi anni fa, e di lui ho conosciuto una piccola parte delle sue caratteristiche e capacità e vi assicuro che comunque non è poco.
In particolare mi ricordo il suo arrivo come partecipante al corso di Alpinismo che la nostra scuola organizza da molti anni. Si iscrisse non solo lui ma anche il figlio e l’immagine che mi rimase impressa e che tuttora è un ricordo indelebile, è stato questa sua lunga chioma di capelli bianchi raccolti in coda. In quegli anni non era poi così scontato. Eravamo anche alle prime esperienze su cascate di ghiaccio, con attrezzature che oggi sarebbero classificate antiquariato, ma insieme a lui e al figlio riuscimmo a salire insieme una facile cascata in Val Bregaglia.
Da lì a poco eccolo entrare in consiglio direttivo della nostra sezione di Carate Brianza. Prese subito di petto le sue responsabilità e attraverso la sua esperienza di lavoro quale dirigente nella sua azienda, ci dava preziosi consigli.
La vita non è stata benevola con lui e la famiglia. Un figlio, che si era trasferito in estremo oriente per aprire una sua attività, venne a mancare giovanissimo per una malattia grave. Ma Angelo non si fece prendere dallo sconforto, sempre più carico in mezzo a noi ci insegnò che malgrado tutto si può andare avanti a testa alta.
Definire le molteplici conoscenze di Angelo è complicato. “tuttologo” è la parola che potrebbe riassumere il suo sapere.
Tecnico di meccanica, di elettronica, di radiofrequenza, di firmamento e altro ancora. Ricordo che entrando in casa sua era come entrare in un laboratorio tecnico di avanguardia. Strumentazione di tutti i tipi, dalle ricetrasmittenti portatili a radio professionali per poter parlare con tutto il mondo. Qualche giorno prima della sua scomparsa, sono andato a prenderlo per accompagnarlo ad una cena della scuola di alpinismo. Era seduto alla sua sedia e con tutta la sua attrezzatura stava colloquiando con amici radioamatori dall’altra parte del globo, in America.
Per fare questo, si era attrezzato anche con antenne sopra il suo tetto che erano ben visibili non appena arrivavi nei pressi della sua casa. Cosa non dire di queste antenne. Fino a pochi anni fa, lui stesso saliva sul tetto, sui tralicci per sistemare, calibrare, direzionare questi strumenti e mi raccontava di come si autoassicurava per lavorare così in alto e di come stava insegnando ai nipoti questa arte di assicurazione. Non nascondo i brividi che mi sono passati dietro alla schiena ma alla fine confidavo anche nella sua lunga esperienza.
Ma casa sua non era solo magazzino di novità. Saliti al piano superiore entravi in un museo tecnologico. Angelo amante anche delle antichità, aveva collezionato diverse apparecchiature radio del periodo bellico, e tutte perfettamente funzionanti. Perché tra le sue capacità anche quella di tecnico riparatore di elettronica.
E voi direte che a questo punto questa figura è completa. Non è così. Aveva anche una passione per la volta celeste. È così che in ambito CAI propose e organizzò diversi incontri con i soci per ammirare il cielo sia di notte che di giorno, con i suoi attrezzi auto-costruiti, seguivamo le “macchie solari”, le eclissi e l’intero firmamento. Ci spiegava nei dettagli tutte le costellazioni, le ragioni per cui avevano quei nomi.
Ma oltre alla serietà su questo argomento, era anche personaggio che si prestava ad organizzare serate divertenti su “astronomia” e soprattutto su “astrologia”. Serate dedicate ai nostri soci adulti.
Altro punto forte era la sua capacità di raccontare tutte queste cose anche ai bambini e in diverse occasioni ha tenuto delle “lezioni” ai più piccoli.
Angelo non mancava di partecipare a manifestazioni culturali e anche qui riusciva a distinguersi.
Ma torniamo più nei dettagli del CAI. Da diversi anni era delegato di sezione. Questa figura, a volte poco conosciuta è di fondamentale importanza. Il delegato e il Presidente in carica, rappresentano l’intera sezione nei momenti più importanti del sodalizio, nelle riunioni locali, regionali e nazionali.
E ancora qui la “verve” di Angelo lo ha sempre contraddistinto. Battagliero, si è sempre messo in prima fila per difendere le proprie idee in linea con il CAI. A volte poteva sembrare forse po’ “polemico” ma il tutto era fatto a fin di bene e dalla profondità dei suoi ragionamenti spesso se ne traevano buone soluzioni.
Ah, dimenticavo. Angelo, ha dovuto pagare pegno anche con la propria malattia. Il diabete lo aveva messo con le spalle al muro e dopo diversi interventi chirurgici per fermare il male, ancora una volta, una sua forte e coraggiosa decisione... Chiede ai medici di intervenire drasticamente sulla gamba ammalata, amputandola fin sopra al ginocchio.
E qui si potrebbe dire che siamo arrivati in fondo. Assolutamente no. Ecco che Angelo si ricarica e si predispone per una nuova vita, più difficile ma non per questo più tranquilla. I suoi impegni non diminuiscono.
È vero, ora aveva bisogno di qualcuno che lo aiutasse a muoversi fuori casa ma non ha mai tralasciato i suoi impegni. Anzi, con la sua caparbietà è riuscito a rimanere completamente autonomo in casa sua progettando e realizzando tutto il necessario. Non aveva bisogno di aiuti. Grande uomo.
Infine, amante della montagna e del rifugio “Capanna Carate” a cui era arrivato diverse volte portando con sé i nipoti, è anche riuscito a salire, malgrado il suo “arto bionico”. Si è vero, in elicottero, ma proviamo ad immaginare la forza di volontà per vivere in rifugio per una settimana in quelle condizioni. Ma per rendersi la vita più complicata, si era portato anche tutte le attrezzature necessarie per fare collegamenti radio con tutto il mondo.
Insomma, Angelo, te ne sei andato, in punta di piedi ma ci hai lasciato grandi insegnamenti di vita. Ti ricorderemo per tutto quanto hai fatto per il CAI, per noi, per tuoi amici.
Buone passeggiate lassù.
Libero pensiero e ricordo di Colombo Antonio, presidente CAI Carate Brianza.
La sezione del CAI di Carate Brianza. La nascita.
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Nel lontano 1863 nacque il Club Alpino Italiano, fondato da un gruppo di amanti della montagna tra cui Quintino Sella il vero e proprio artefice di questa nascita.
Ma che cos’è il Club Alpino Italiano?
Lo spiega in pochissime parole il primo articolo dello statuto, scritto dai padri fondatori.
“Il Club Alpino Italiano (C.A.I.) è una libera associazione nazionale, ha per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”
Proprio su questo fondamentale articolo il C.A.I. è diventato quello che esiste oggi. In Italia siamo oltre 300.000 soci che in modi molto diversi vivono la montagna.
Chi passeggiando, chi scalando, chi semplicemente amando la montagna.
Ma veniamo a noi, qui a Carate Brianza. Poco dopo la Prima Guerra mondiale, la gente comincia a vivere una normale vita e a ricercare anche il piacere di fare passeggiate sulle nostre colline, nelle nostre vallate e poi un po’ più in su verso la montagna.

Proprio per questa passione, un gruppo di caratesi fonda una nuova associazione. Era la sera dell' 8 Marzo 1923 , e questi amici dichiararono fondata “l’Unione Escursionisti Caratesi” allo scopo di promuovere, facilitare ed estendere la conoscenza delle montagne. L’uomo che concepì questo importante movimento era il Signor Caglio Guglielmo un noto compaesano che trasferitosi per lavoro in quel di Como, maturò questa esperienza sulle cime comasche e ritornando a Carate, portò l’idea ma soprattutto l’entusiasmo di salire per monti anche ai nostri concittadini. Era il preludio a qualcosa che sarebbe poi accaduto alcuni anni dopo.
Comincia quindi il percorso di questo piccolo ma appassionato gruppo che intraprende importanti salite su elevate cime, traversando valli e ghiacciai fino a salire le montagne più alte. E’ durante una di questa ascensioni che si realizza un grande progetto.
Passando per la Bocchetta delle Forbici in alta Valmalenco, il signor Caglio, intravede una piccola baracca e nella sua mente realizza che questo rudere diventerà la “Capanna Carate” posta a 2636 metri nel gruppo del Pizzo Bernina.
Il rifugio verrà poi inaugurato nei giorni 13-14-15-16 agosto del 1927.
Durante questi anni, il gruppo cresce numericamente e comincia a maturare l’idea di entrare a far parte di un’associazione a livello nazionale come il C.A.I.
E’ qui che Guglielmo Caglio esibisce la sua bravura ed esperienza ed attraverso diverse peripezie tecniche e burocratiche fonda nel 1934 l’attuale Sezione C.A.I. di Carate Brianza, ufficialmente dichiarata costituita il 23 marzo 1935 con una riunione di consiglio direttivo e alla presenza del Segretario Politico.

Da quel giorno ad oggi, ne sono successe di cose, il fascismo, la guerra, la rinascita economica, l’uomo sulla Luna, il boom della tecnologia, il computer, l’Ipad, il televisore 3D ed infine l’Intelligenza Artificiale. Malgrado tutto questo vortice di novità, il CAI ha mantenuto la sua unicità, legato all’articolo numero uno della sua costituzione. E’ ancora oggi un ente che si occupa principalmente della montagna sotto i diversi suoi molteplici aspetti, non più solo quelli sportivi ma anche occupandosi degli aspetti sociali, culturali educativi ed ecologici.
Questa associazione di cui Carate Brianza ne fa parte, opera a 360° in montagna con i suoi programmi di escursionismo, di alpinismo, culturali come l’Arena di Verona, di arrampicata per i più giovani, di presenza in alta Valmalenco con il Rifugio Carate Brianza, il punto più in alto dove è presente il nome della nostra cittadina e che nel frattempo è stato oggetto di aggiornamenti per presentarsi oggi in questa forma.

- Informazioni sull'autore: Colombo Antonio
5 giugno 2015. Un ricordo di Elio
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Ciao Elio,
sabato scorso 6 giugno 2015, ci hai lasciati. Uomo di grande bontà, di grande altruismo. Con tutti noi hai sempre avuto parole per aiutarci nei momenti difficili. La tua proverbiale calma ha placato ogni discussione o divergenza di idee e sei sempre riuscito a metterci d'accordo. Piano, piano, quatto, quatto hai guadagnato la nostra stima. Lavorando sotto banco, senza farti notare, sei diventato un pilastro portante della nostra sezione. Che il tuo esempio sia per noi un riferimento per quanto riusciremo a fare per il CAI. Grazie Elio per essere stato con noi. Ci resta solo una piccola consolazione. Te ne sei andato mentre eri sulle tue amate montagne e dopo aver salito una ferrata sul Monte Due Mani. Era quanto amavi fare da quando ti abbiamo conosciuto. Seguici da dove ti trovi e indicaci la via giusta per poter continuare il tuo sogno.
Grazie Elio per esserci stato.



